FINIS AFRICÆ, il “confine dell’Africa”, anticamente inteso come linea di demarcazione tra il mondo allora conosciuto e l’ignoto,
luogo ideale dove viene celato il “Sapere”, la conoscenza che va cercata, studiata, approfondita.

Un luogo fisico, ma anche uno spazio interiore, dove esplorare i propri confini e conoscenze, un luogo ove “stare”, semplicemente.
Nessuna atmosfera africana, quindi, come suggerirebbe il nome, bensì un’occasione per aprire la mente, dove incuriosirsi e riflettere sul cammino dell’uomo.

FINIS AFRICÆ, allora, diventa un luogo di esplorazione fisico e metafisico, spazio di consapevolezza e ricerca, dove ogni dettaglio è significato, ogni architettura è simbolo e ogni percorso è un disegno allegorico.
Da culture in ogni senso remote, l’arte arreda in maniera suggestiva gli ambienti; i confini del mondo si restringono e si allargano allo stesso tempo per invitarci ad indagare il “non conosciuto”.
È come se “i confini” del mondo si fossero dischiusi una volta varcato l’ingresso.

Perché, per quale strano gioco di coincidenze, viene da domandarsi, oggetti nati per stare in un posto ben preciso, hanno invece trovato una via diversa, hanno percorso viaggi avventurosi per collocarsi proprio dove sono ora?
È questo è il senso dell’espressione Mirabilia Mundi: le meraviglie del mondo alla portata di tutti.
Prima di tutte, il territorio: i profili morbidi delle colline, pettinate e lavorate, coperte di oliveti e vigneti e campi lavorati con cura ed attenzione. Ed è ai piedi di queste rotondità naturali ed armoniose che si stende il complesso alberghiero FINIS AFRICÆ, con variegate macchie di verde e vagheggianti atmosfere esotiche.
Territorio, benessere fisico, mitezza e tranquillità, ma anche un tuffo in piscina, o al mare, che dista appena un chilometro, o una passeggiata romantica a piedi nudi sulla finissima sabbia della Spiaggia di Velluto.